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Hammangi

STORIA DEL SACRARIO DI HAMMANGI

Il Cimitero Italiano di Tripoli

Nel 1953 il Commissariato Generale delle Onoranze Caduti in Guerra, studiò un programma di massima per la sistemazione definitiva di tutte le Salme dei Caduti Italiani in Libia dal 1911 al 1945. Il programma prevedeva la costruzione di due Sacrari a Tripoli e Tobruch (o Bengasi) per coloro che erano morti tra il 1940-1945; per tutti gli altri antecedenti, si pensò al ripristino e al mantenimento dei vecchi Sacrari ed Ossari della Libia.

Il programma, però, venne modificato in seguito all’esodo di molti connazionali dalle minori località libiche per le grandi città costiere.

Pertanto nel 1955 si decise di riunire a Tripoli le salme di tutti i caduti italiani in un unico Sacrario, tenuto conto dei vantaggi che ne derivavano: economia di spesa per la custodia, la manutenzione e la conservazione del Sacrario, risiedendo a Tripoli l'Ambasciata e una numerosa colonia italiana.

La scelta della costruzione cadde nella zona centrale del Cimitero Cristiano di Tripoli, sito ad Hammangi, a circa 2 km dal centro della città, il quale aveva iniziato a ricevere le salme dei cristiani provenienti dal piccolo Cimitero che sorgeva ai piedi del gran muro di cinta della città vecchia, dalla parte settentrionale, dietro il Forte della Tabia, dove sorgeva il monumento ai caduti. La tradizione vuole che furono i Vescovi di Cefalù’ e di Catania, condotti schiavi a Tripoli nel 1563, a chiedere e ad acquistare da Dargut Pascià un fazzoletto di terra che permettesse ai cristiani di avere un Cimitero stabile. Ingranditosi nel tempo ed ampliato in diverse riprese per concessione del Governo turco, ma anche più volte profanato dai soldati che montavano la guardia sul forte Tapia e da qualche fanatico musulmano, il vecchio cimitero cristiano scomparve nel novembre del 1922 quando i resti dei defunti vennero esumati e posti nell’ossario di Hammangi.

IL SACRARIO DOPO LA "CACCIATA".

Un anno dopo il rientro in patria della collettività italiana “cacciata” dalla Libia, il nuovo regime di Tripoli, per umiliare ancora di più l’Italia coloniale che “tanto aveva distrutto ciò che non c’era”, dichiarava di voler smantellare il cimitero cattolico di Hammangi e di volerne trasferire le salme nel cimitero di Ain Zara, .... che poi, magari, in seguito avrebbe seguito la stessa sorte di quello sito in Zuara: sparito nel nulla!

Tali propositi libici, però, furono contrastati dall'ANIRL (Associazione Nazionale Italiani Rimpatriati dalla Libia), l’Associazione che ha combattuto per tutti gli italiani di Libia: per consentire loro la ripresa di una vita normale al rientro in patria dopo la “cacciata”. Il suo presidente Francesco Scontrino ottenne dai Ministeri degli Esteri e della Difesa, d’intesa con le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, di far traslare con una grande operazione tutte le salme dei militari in Italia. La gran parte dei civili oggi riposa, invece, nei luoghi di residenza delle famiglie che fecero richiesta di traslazione, in base alle disposizioni del Governo italiano.

Cimitero d'Oltremare a Bari

I traghetti della “Tirrenia”, per settimane, fecero la spola tra Tripoli e i porti di Siracusa, Genova e Palermo dove c’erano ad aspettarli i parenti che per un costo di zero lire poterono mettere in salvo le tanto amate ossa, di coloro che molto avevano contribuito a far divenire Tripoli una delle più belle città del Mediterraneo, strappandola al medioevo e facendola affacciare nel mondo moderno in pari grado, se non in superiorità, ai Paesi limitrofi.

Da 40 anni le salme dei militari caduti in Libia riposano, e questa volta in via definitiva, a Bari (tranne quella di Italo Balbo la cui famiglia la volle a Orbetello); in quel cimitero nato nel 1967 proprio per accogliere tutti i nostri caduti (militari e anche civili) in terra straniera ( 70.000, e ancora ricevente) e il cui progetto, voluto da Caccia Dominioni, si rifà proprio al nostro caro Hammangi; là, dove al tramonto, nove rintocchi di una campana, ricordano ai vivi e a noi Italiani di Libia, tutti quei Caduti (Victi vivimus) che .non sono riusciti a trovare pace nelle terre in cui hanno dato la vita e in cui i regimi al potere continuano a calpestarne la memoria.

Per questa ragioneavremmo preferitoche fossecontinuata l'opera di traslazione in Italia delle salme ancora presenti ad Hammangi, piuttosto che ristrutturare il Cimitero, anche perché le salme rimaste sono soprattutto maltesi e difficilmente qualcuno di noi "espulsi" potrà mai andare in quei luoghia visitare i propri cari italiani. Tuttavia comprendiamo i motivi che hanno spinto il Governo italiano a fare di Hammangi un monumento degno di un grande Paese come l'Italia, anche se ciò noin ha significato "sprecare" il denaro dei contribuenti italiani in una terra, i cui dirigenti bnon intendono riconoscere i grandi meriti del lavoro italiano, nè risarcire i danni (materiali e morali) provocati ai 20mila italiani di Libia, che, colpiti da una espropriazione selvaggia, si sono ritrovati dall'oggi al domani in Italia privati di ogni loro bene.

Descrizione del Sacrario

Subito dopo l'ingresso del Cimitero di Tripoli, percorrendoil viale asfaltato, si trovavano a destra e a sinistra, il monumento ai vigili del fuoco e quello dedicato al R.C. Truppe Coloniali:

Veduta aerea del Cimitero di Hammangi

Il viale immetteva in un piazzale circolare al centro del quale era posta una splendida “Pietà” in bronzo, opera dello scultore Selva.

Da questo primo piazzale si dipartiva un altro breve viale che immetteva nel vasto piazzale interno dell’opera. A destra e a sinistra del viale sorgevano due aiuole rettangolari e su di esse vi erano dei cimeli di guerra, recuperati nella zona.

Intorno al piazzale principale del Sacrario si affacciavano due padiglioni e sullo sfondo un largo viale e la Cappella Votiva. Sui frontoni dei due padiglioni, in lettere di bronzo, apparivano le iscrizioni:

- Ottennero il regno della gloria e la mano del Signore li protegge;

- I corpi sono sepolti in pace ed il loro ricordo vivrà in eterno.

PADIGLIONE EST

In questo padiglione vi erano lapidi di marmo di Carrara, incorniciate con listature di marmo botticino sormontate da scritte in bronzo, con i nomi dei Caduti della seconda Guerra Mondiale, le cui salme erano conservate nel padiglione, in loculi in ordine alfabetico e non di grado. In questo padiglione c’erano anche i loculi dei caduti non identificati e i loculi contenenti Salme dei Caduti della seconda Guerra Mondiale decorati di Medaglia d´oro.

l Padiglione Est conteneva anche una stanza a disposizione dei visitatori in cui si trovava il Registro delle firme e i registri Cimiteriali della seconda Guerra Mondiale, mentre su una parete, con a destra l’emblema nazionale e a sinistra un capitello romano del quarto secolo, spiccava una grande lapide su cui, in caratteri di bronzo dorato, vi erano scritti i nomi delle maggiori unità che avevano combattuto in Libia, cioè: Divisione Ariete - Divisione Bologna - Divisione Brescia - Divisione Cirene- Divisione Giovani FF - Divisione Marmarica - Divisione Sabratha - Divisione Savona - Divisione Sirte - Divisione Spezia - Divisione Trento - Divisione Trieste - Divisione XXVIII Ottobre - Divisione I e II Libica - Divisione Truppe Gaf - la Marina e l´Aeronautica.

                                                 LA CRIPTA

In essa giacevano ben 2.500 Salme, non identificate, provenienti dai vecchi Sacrari libici e deposte in un’unica tomba sopra la quale era riportato in lettere di bronzo dorato la seguente iscrizione:

Dominus novit eorum - Requiescunt in pace Christi

                                         PADIGLIONE OVEST

La struttura era identica a quella del padiglione est e qui erano sistemate le Salme dei Caduti del 1911-1939 e il nome dei reparti di appartenenza:

Carabinieri – Granatieri – Fanteria – Alpini – Bersaglieri – Artiglieria – Cavalleria – Genio - Sanità – Sussistenza - Ascari Eritrei - Meharisti

Anche in questo padiglione vi era una sala a disposizione del pubblico e una Cripta dove erano conservate le salme dei 3.000 Ascari Eritrei caduti in Libia; al centro della Cripta un grande sarcofago in marmo chiaro sui lati del quale una iscrizione in amarico, riportata, anche, su una delle pareti della Cripta, in caratteri di bronzo dorato:

                              "L'Italia ai suoi fedelissimi Ascari"

Hammangi aveva anche una Cappella Votiva sul cui frontone vi era la seguente iscrizione:

                                        Ipsis Honor et gloria

Lungo il viale che porta alla Cappella Votiva, sui pilastri di sostegno degli archetti, spiccano 16 lapidi (8 per parte) che riportano i nomi delle località libiche più famose per avvenimenti bellici:

 1. Bardia-Capuzzo-Sidi Omar-Sceferzen; 

 2. Bir el Gobi-Gasr el Arid-Sidi Rezegh; 

 3. Scief Sciuf-N’Beidat-Belhamed; 

 4. Baludeah-Bu Assaten-Bir Garsa;  

 5. Tobruk-Ras el M’dauuar-el Adem; 

 6. Bir Hacheim-Bir lefda-Got Ualed;         

 7. Ain Gazala-Sidi Embarech-Garmuset R’gem; 

 8. Alem Hanza-Bir Temrad-Sidi Breghisc; 

 9. Derna-Martuba-el Mekili;

10. Cirene-Barce-Bengasi

11. Mteifel el Chebir-Bir el Harmat-Aslag;

12. Agedabia-el Agheila-Marsa Brega

13. Sirte-Misurata.Homs;

14. Tripoli-Zuara-Gadames

15. Sebha-Murzuk-el Gatrun;        

16. Giarabub-Gialo-Cufra

Al di sotto della Cappella c’era una Cripta dentro la quale vi erano le salme di Italo Balbo e dei suoi compagni di viaggio periti nello stesso incidente aereo.

Per finire la descrizione di Hammangi non poteva mancare l’ elenco delle varie fasi operative e vicende belliche in cui si ebbero le maggiori perdite:

1911-1912

a) - Occupazione della Tripolitania

23 ottobre 1911- Combattimenti di Sciara Sciat e Bu Maliamar

4 dicembre 1911 - Sidi el Hani, Ain Zara, Tagiura

8 giugno 1912 - Battaglia di Zanzur

23 ottobre 1911 - Occupazione di Homs

27 febbraio 1912 - Combattimento di Mergheb

1-2 maggio 1912 - Combattimento ed occupazione di Lebda

10 aprile 1912 - Sbarco e combattimento di Buchemasc (zuara)

5 agosto 1912 - Occupazione di Zuara

8 luglio 1912 - Combattimento ed occupazione di Zuara

b) - Occupazione della Cirenaica

18 ottobre 1911 - Sbarco a Bengasi

28 novembre 1911 - Combattimento di El Coefia

12 marzo 1912 - Battaglia delle 2 Palme

16 ottobre 1911 - Sbarco a Derna

3 marzo 1912 - Combattimento di Bu Maafer e Sidi Abballa

17 settembre 1912 - Combattimento di Ras el Lebem

4-9 ottobre 1912 - Sbarco a Tobruk

22 ottobre 1912 - Combattimento a Tobruk

1912-1914

c) - Conquista altipiano Cirenaico

Combattimenti a Benina, Regima, el Merg, Slonta, Cirene, Marsa Susa, Faida, Teniz, Talfagà, Zaviet el Beda, Ain bu Scimrat, Sidi Garbaa, Ettangi, Martuba, El Mdauuar, Bir Gandula, Sceleidima, Zuetina, Agedabia;

 

                                                   1922-1924

d) -Riconquista Tripolitania

                                                   1923-1924

e) - Riconquista Cirenaica

                                                  

                                                   1925-1938

 

 

f) - Operazioni di Polizia Coloniale

                                                   1940-1942

g) -  Combattimenti di :

 

Bardia – Agedabia –Tobruk – Capuzzo – Bel Amed – Scief Sciuf – Sidi Rezegh – El Adem – Bir el Gobi – Bir Hacheim – Alem Hamza – Harmat – Aslag – Ualeb – Gad el Amar – Mteifel el Abis – Bir Tamar – Harmat – Gasr R’gem – Acroma – Cufra

 

                  CENNI SULLA PENETRAZIONE ITALIANA IN LIBIA

Con l’inizio del secolo XX, l’Italia – che era stata profondamente scossa dalla sconfitta subita ad Adua, nel 1896 –tornò a riconsiderare le sue esigenze di espansione.

Grazie anche alla presenza del Banco di Roma, fu iniziata in Libia una penetrazione economica e commerciale che però, ben presto, venne ostacolata dai turchi.

A farne le spese furono gli italiani che si erano stabiliti in Tripolitania fra il 1903 e il 1910. Con il passar dei mesi, i motivi di frizione creati dagli ottomani divennero insostenibili, al punto che nel 1911, dopo un ultimatum lanciato dal Governo Giolitti, il nostro esercito – con il tacito accordo di Francia, Russia e Gran Bretagna, che desideravano indebolire l’Impero ottomano ed erano sicure di poter controllare la debole Italia – sbarcò a Tripoli, iniziando l’occupazione del territorio.

La Reggenza turca, nonostante tutto e forse sostenuta dalla Francia che cercava un passaggio nel deserto per unire le sue colonie, riuscì ad ottenere l’appoggio delle popolazioni locali, giocando sul comune vincolo religioso; per cui la “campagna italiana“ risultò più difficile del previsto. Per indurre la Turchia a cedere, fu necessario l’impiego delle nostre Unità navali, le quali forzarono i Dardanelli, occupando Rodi e il Dodecaneso.

L’occupazione della Libia costò all’Italia gravi sacrifici economici mentre le popolazioni libiche, dal canto loro, si opposero al dominio italiano, tanto che – durante la prima guerra mondiale – rimasero in nostro possesso solo le città di Tripoli e Bengasi.

Le operazioni per la riconquista della Libia si protrassero dal 1922 al 1930 con notevoli perdite umane.

Complessivamente, durante il periodo 1911-1939, nei vari cicli operativi, sono deceduti in Libia 8.898 militari italiani, fra cui 3.050 Ascari eritrei. Sono per contro francamente eccessive le cifre, dichiarate da alcuni, di centinaia di migliaia di morti libici, considerato che all’epoca le regioni della Tripolitania e la Cirenaica (chiamate Libia dopo la colonizzazione italiana) aveva si e no un milione di abitanti, sparsi fra le varie cabile nel deserto.

                        VICENDE BELLICHE DAL 1940 AL 1943

Al momento della dichiarazione della seconda guerra mondiale, le nostre forze terrestri in Africa Settentrionale erano articolate in due Armate (la 5 dislocata nel settore libico-tunisino e la 10 in quello libico-egiziano) e un “Comando fronte sud” nel settore sahariano.

Erano disponibili cinque Corpi d’Armata comprendenti complessivamente 14 Divisioni (“Pavia”, “Brescia”, ”Sirte”, “Savona”, “Bologna”, “Sabrata”, “23 marzo”, “28 ottobre”, “3 gennaio”, “Catanzaro”, “Cirene”, Marmarica” e due Divisioni libiche) oltre al raggruppamento autotrasportato “Maletti” e le truppe dei settori di copertura e di guardia di frontiera, valutate a circa 2 Divisioni.

In Libia era schierata la 5 Squadra aerea che disponeva di 304 velivoli (125 da bombardamento, 34 d’assalto, 88 da caccia, 14 da osservazione aerea, 6 da ricognizione marittima, 33 da “aviazione sahariana”) più una squadriglia da trasporto S.75 e una squadriglia soccorso, su 6 veicoli Cant. Z.506.

Assai modeste erano le unità stanziali della marina italiana dislocata nei porti delle coste libiche.

Fin dai primi giorni di guerra le ostilità in Africa Settentrionale ebbero inizio nella zona del confine libico-egiziano con azioni terrestri ed aeree da parte inglese, cui fece riscontro uno stretto contegno difensivo italiano.

Le operazioni belliche si svolsero su un vasto territorio desertico privo di validi appigli tattici senza acqua, con le principali vie di comunicazione situate nelle regioni settentrionali.

Tali caratteristiche del territorio, sommate alle scarse possibilità di difesa degli aeroporti, influirono sullo svolgimento delle operazioni aereo-terrestri che furono altresì ostacolate dal clima sfavorevole con venti molesti e temperature elevate.

In tutta la campagna si ebbe una lotta con alterne vicende ove rimaneva temporaneamente vincitore il contendente che riusciva a mantenere la superiorità in materiali, aviazione, artiglieria e soprattutto carri armati. Ma tali superiorità erano per noi strettamente condizionate alle possibilità dei rifornimenti dalla madre Patria.

Per quanto riguarda la guerra aereonavale, essa fu imperniata – nel bacino del Mediterraneo – su due aspetti particolari: quello inglese, volto a colpire il nostro traffico, indispensabile per il trasporto e il rifornimento delle truppe, e quello italiano diretto a contrastare il traffico britannico lungo la rotta Gibilterra-Malta-Alessandria, avente lo scopo di mantenere in efficienza l’importante base operativa di Malta.

               LE OPERAZIONI MILITARI SUL FRONTE TERRESTRE

1° fase (9-18 settembre 1940) -Avanzata italiana in territorio egiziano fino a Sidi el Barrani.

Le nostre truppe, oltrepassato il confine libico-egiziano, si spinsero fino a Sidi el Barrani scarsamente ostacolate dal nemico.

2° fase (9 dicembre 1940 – 7 febbraio 1941) – prima controffensiva britannica e ritirata delle nostre Unità nella zona di El Agheila

L’azione britannica condotta con una massa di circa 400 mezzi corazzati mobilissimi venne iniziata mentre era in atto la nostra riorganizzazione logistica.

Da parte italiana fu fatto rapidamente affluire, dalla zona di Tripoli, il XX corpo d’Armata; ma l’accanita resistenza fu del tutto vana. Le nostre truppe scarsamente mobili e con mezzi corazzati inadeguati dovettero ritirarsi.

Caduta Bardia e Tobruch, occupata anche Bengasi, la spinta offensiva degli inglesi raggiunse la zona di El Agheila.

La manovra a largo raggio effettuata da parte britannica lungo la direttrice Mechili, Msus e Agedabia portò all’accerchiamento della quasi totalità della 10 Armata.

Episodi isolati di strenua resistenza si protrassero sino al mese di marzo nei presidi di Cufra e Giarabub.

Malgrado il dominio inglese nel Mediterraneo, dovuto in gran parte alla posizione strategica dell’isola di Malta, arrivarono dall’Italia altre Unità (fra cui la Divisione Motorizzata “Trento”) ed il potente rinforzo di un G.U motocorazzata tedesca, particolarmente idonea ad operare nel deserto.

3° fase (31 marzo-13 aprile 1941) – offensiva italo-tedesca e riconquista della Cirenaica.

Il 31 marzo le forze italo-tedesche iniziarono una travolgente controffensiva ed in soli 14 giorni riconquistarono la Cirenaica – ad eccezione della piazzaforte di Tobruch – costringendo i reparti corazzati nemici ad un precipitoso ripiegamento.

4° fase (18 novembre 1941 – 17 gennaio 1942) – seconda controffensiva britannica.

L’offensiva britannica ebbe inizio mentre le truppe italo - tedesche si preparavano per iniziare l’attacco mirante alla definitiva eliminazione della piazzaforte di Tobruch.

I nostri avversari disponevano di una larga superiorità numerica di mezzi: circa 700 carri armati, 400 autoblindo, oltre 1000 aerei contro i nostri 557 carri armati e circa 450 aerei.

Per più giorni fu combattuta una battaglia violenta. A Sidi Rezegh, Bir el Gobi, sulla linea di confine, ed intorno a Tobruch, le unità italiane riuscirono a mantenere saldo il possesso delle posizioni da esse presidiate. Ma il 7 dicembre 1941 la battaglia della Marmarica si concludeva con il ripiegamento delle forze italo - tedesche, premute dalla preponderante massa avversaria.

Il ripiegamento avvenne per fasi successive: prima sulle posizioni di Ai nel Gazala, poi sulla linea Mechili-Tmimi e Derna, quindi su Agedabia.

La Divisione “Savona”, rimasta circondata tra l’Halfaya e Sidi Omar, fu costretta a capitolare dopo due mesi di strenua resistenza.

5° fase (21 gennaio – 1 luglio 1942) – ripresa offensiva italo-tedesca (riconquista della Cirenaica e prime due battaglie di El Alamein).

Approfittando del momentaneo stato di difficoltà in cui si erano venuti a trovare gli inglesi, logorati dalla durezza degli scontri e lontani dai centri logistici, dopo pochissimi giorni di ripiegamento, le unità italo - tedesche passarono nuovamente all’offensiva ed in 14 giorni rioccuparono l’intera Cirenaica (21 gennaio – 4 febbraio 1942).

Dopo un intenso periodo di riorganizzazione, nel maggio fu possibile agganciare e battere il nemico nella contrastata battaglia di Bir Hacheim ed il 21 giugno costringere alla resa la ben munita piazzaforte di Tobruch.

L’avanzata riprese immediatamente con ritmo travolgente e le truppe italo - tedesche, superate Sidi el Barrani e Marsa Matruch, il 2 luglio raggiunsero il fronte delle difese inglesi della linea El-Alamein-El Qattara e si spinsero sino a 111 km da Alessandria d’Egitto.

Ai primi di settembre del 1942, con la seconda battaglia di El Alamein, si ebbe l’ultimo atto offensivo delle truppe italo - tedesche nello scacchiere nord-africano, nel tentativo di aggirare le difese di El Alamein e raggiungere il delta del Nilo.

La lotta si protrasse con particolare violenza ma ebbero la meglio gli inglesi che poterono usufruire di rifornimenti abbondanti e di condizioni di schieramento più favorevoli.

6° fase (23 ottobre 1942 – 4 febbraio 1943) – terza controffensiva britannica (3 battaglia di El Alamein e ripiegamento italo-tedesco in Tunisia).

L’8 Armata britannica iniziò il 23 ottobre la grande battaglia con una schiacciante superiorità in uomini e mezzi e l’assoluto dominio dell’aria che si protrasse per 13 giorni, durante i quali le Unità italo - tedesche sostennero una lotta impari: le divisioni italiane si batterono con accanimento e tenacia.

In seguito alla rottura del fronte in più punti e al rapido dilagare delle Grandi Unità corazzate avversarie sul tergo dello schieramento, s’iniziò il nostro movimento retrogrado, con successivi tempi di arresto, attraverso il deserto egiziano, la Cirenaica, la Sirtica e la Tripolitania, che si concludeva il 3 febbraio 1943 con l’abbandono della Libia e il ripiegamento delle superstiti unità italo - tedesche in Tunisia.

Solo le Grandi Unità motocorazzate trovarono scampo dall’incalzare del nemico; le Divisioni di Fanteria, sfornite di mezzi di trasporto e chiuse in separate sacche, furono costrette alla resa.

7° fase (15 febbraio – 13 maggio 1943) combattimenti in Tunisia.

L’Ultima offensiva degli inglesi in Africa Settentrionale coincise con lo sbarco nel Nord Africa di tre corpi di spedizione anglo-americani.

Per fronteggiare la nuova minaccia furono inviate per via aerea in Tunisia due divisioni germaniche, le div. Superga e Centauro ed altri reparti minori italiani che costituirono un primo fronte difensivo verso Nord e Ovest.

Con l’afflusso in Tunisia delle forze italiane e germaniche ripiegate dalla Tripolitania sotto la pressione dell’8 Armata britannica, le forze italiane della Tunisia vennero ripartite tra la 1° Armata (Gen. Messe) destinata ad operare verso Sud e la 5° Armata (germanica) contro le forze provenienti dal Nord.

Le truppe italo - tedesche della 5° A. riuscirono a cogliere di sorpresa l’avversario e ad imporgli tempi di arresto e difficoltà a Sidi Bou Zid, Gafsa e Kasserine.

Dal 16 al 30 marzo 1943, la 1 Armata sostiene sulla linea del Mareth l’urto dell’8 Armata inglese ma dovrà ripiegare sulle posizioni di Enfidaville, per evitare l’accerchiamento.

Nella 1° battaglia di Enfidaville dal 19 al 30 aprile la 1° Armata riesce a stroncare la resistenza italo - tedesca attraverso il Mediterraneo ormai dominato dalle forze aeronavali inglesi .

Sotto l’irruente pressione anglo-americana il 6 maggio viene travolta la resistenza della 5° Armata di Von Arnim e Tunisi è perduta.

L’eroismo dei nostri soldati, spinto sino alla temerarietà, che li porta ad attaccare i carri armati nemici con bombe a mano e improvvisate, non vale purtroppo a modificare le sorti della lotta.

Dal 9 al 12 maggio la 1° Armata del Gen. Messe resiste valorosamente agli attacchi concentrici anglo-americani ma è costretta alla resa; il bollettino di guerra n. 1083 annuncia che dal 13 maggio è cessata l’ultima resistenza italiana in terra d’Africa.

                    LE OPERAZIONI SUL FRONTE AEREONAVALE

Sul fronte aeronavale l’attività operativa fu principalmente volta a proteggere i rifornimenti destinati all’Africa Settentrionale ed a neutralizzare le basi navali avversarie di maggior sostegno alle forze nemiche: Malta, Alessandria e Gibilterra.

Vari furono gli scontri aero-navali, come quelli di esito incerto di Punta Stilo e di Capo Teulada, nel 1940, e quello della dura battaglia di Capo Matapan del marzo 1941, ove si manifestarono, in tutta la loro gravità, le conseguenze derivanti dalla mancanza di portaerei e di radar.

Ma nelle altre grandi battaglie aeronavali della Sirte (22 marzo 1942), di “Mezzo giugno” e di “Mezzo agosto” 1942 il successo italo-tedesco è stato pieno, con gravi perdite per l’avversario.

Il nostro traffico con i porti principali dell’Africa Settentrionale fu assicurato ma con gravi perdite e notevole impegno da parte delle Unità aeronavali che dovevano assicurare le scorte ai convogli.

Nel 1942 la lotta dei convogli si fece più drammatica e diede luogo a vere e proprie battaglie aeronavali. Ma la progressiva prevalenza aeronavale inglese ebbe un peso determinante sull’esito della guerra nell’Africa Settentrionale e la ritirata delle forze italo - tedesche dalla Libia e la difesa della Tunisia, si svolsero sotto il contrasto continuo del nemico, molto superiore in mezzi.

L’Aeronautica che si era dimostrata particolarmente efficace nelle operazioni di trasporto truppe nella penisola balcanica e in A.S., partecipò al conflitto anche con azioni su Alessandria e Suez (ad opera della 5° Squadra dislocata in Africa Settentrionale) e su Gibilterra.

Da ricordare, in particolare modo, le grandi offensive aeree per la neutralizzazione di Malta; la prima del 1940 e le altre, del 1941 e 42 nelle quali alla 2° squadra Aerea, di stanza in Sicilia, si affiancò l’importante X Corpo Aereo Tedesco.

                                           PERDITE UMANE

Dal settembre 1940 al maggio 1943, nel corso delle operazioni militari succedutesi nei territori dell’Africa Settentrionale, morirono 22.569 italiani, 21.994 tedeschi, 35.476 britannici e alleati e 16.500 americani. A questi si devono aggiungere circa 27.000 italiani della marina militare e mercantile, dell’Aeronautica che scomparvero in mare.

 

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